LA CRITICA

MILLE E UNA RISPOSTA

 D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie,
ma la risposta che dà a una tua domanda.”

Dalle parole di Calvino muove l’esperienza che ha visto coinvolti una serie di artisti dediti alla pittura e alla scultura facenti parte del circolo artistico “Amici dell’Arte”, dediti al confronto con il celebre testo dedicato alle Città Invisibili. Nella concezione dello scrittore i centri abitati, aventi tutti nomi di donne, rappresentano altrettante situazioni ideali, irreali, fantastiche.

È semplice, per chi legge, rintracciare sensazioni intense che si affacciano tra le pagine; è frequente ritornare sulla stessa città, essendo da una in particolare inevitabilmente attratti. È una sorta di diario, il percorso tra le città; è una metaforica casa di specchi che ci mostra deformazioni della nostra personalità; nascoste nei riflessi verità inconfessabili e assolute si rivelano senza il minimo sforzo.

Il fascino di quest’opera letteraria resta indiscusso, palesando un ventaglio di opportunità emozionali in cui ciascuno possa riconoscersi. Lasciando spazio alla risonanza emotiva si è presentata in questa occasione la possibilità a ogni singolo artista di scegliere e interpretare la città che maggiormente li ha colpiti, secondo il proprio senso poetico e la personale cifra stilistica.

Il risultato mostra come il testo possa essere interpretato artisticamente sotto una doppia luce: ad alcune opere di carattere per così dire più descrittivo, si accostano lavori che presentano una rielaborazione interiore, in cui la forma viene del tutto o quasi abbandonata. In entrambi i casi la sensibilità con cui si interpreta il soggetto è squisita: la differenza sta nella composizione estetica, che presenta elementi formali di tipo differente, fornendo una suggestiva varietà interpretativa, veicolo di altrettante possibilità di sentimento umane.

Che si tenti di rappresentare con chiara definizione il sogno, delineandone i contorni in modo da ricordarne i dettagli, o che ne vengano narrate le suggestioni in modo informale e intimista, poco importa. Ciò che importa è che chi guarda trovi l’istinto di addentrarsi tra linee e colore per rintracciare quella parte di se stesso che credeva di aver perduto e che si ritorni, anche solo per un istante, a sognare.

Francesca Bogliolo
Critico d’Arte