IL PERCHÉ DELLA MOSTRA

Il messaggio lanciato da Italo Calvino è ciò che gli artisti si propongono di introitare e di diffondere fra il pubblico, come strumento per affrontare il mondo difficile e caotico in cui stiamo vivendo, dando libero sfogo alla fantasia, alla creatività ed alla bellezza.

Ne “Le città invisibili” si ritrovano molti dei principali influssi culturali del novecento, dalle teorie psicanalitiche ai temi del ricordo e del tempo evocati da Proust, fino a giungere all’esistenzialismo di Sartre, sintetizzati in uno scritto fortemente simbolico.

Come è noto, il punto di partenza di ognuno dei nove capitoli che costituiscono l’opera è il dialogo tra Marco Polo e l’imperatore dei Tartari Kublai Khan, che interroga l’esploratore sulle città del suo immenso impero. Marco Polo descrive città reali o immaginarie, che colpiscono sempre più il Gran Khan, suscitando in lui interesse e curiosità. Le città descritte sono cinquantacinque, hanno tutte nomi di donna e sono organizzate in undici categorie: memoria, desiderio, segni, le città sottili, scambi, occhi, nome, morti cielo, le città continue, le città nascoste.

Queste diventano simbolo della complessità e del disordine della realtà, ma rappresentano anche il tentativo di dare un ordine al caos del reale. Le città però sono anche sogni che nascondono un desiderio, oppure il suo rovescio, una paura…

La realtà perde la sua concretezza e diventa fluida e puramente mentale, si realizza nella fantasia perché “d’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad tua domanda.”

Si susseguono evocazioni di luoghi surreali, impossibili e leggendari, trasfigurazioni della follia e delle contraddizioni umane, popolati non di rado da apparizioni femminili e si resta stregati da una narrazione che si appella ad un linguaggio aulico, carico di poesia e di misteri.

“Le città invisibili” è stato definito da Pier Paolo Pasolini il più bel libro di Italo Calvino.

Il viaggio compiuto da Marco Polo rappresenta in metafora il viaggio della vita, con profondi legami con il mondo interiore ed il vissuto di ogni individuo.

Chiede ad un certo punto il Khan: “Viaggi per rivivere il tuo passato?” E la risposta di Marco: “L’altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà”.

A volte capita di imbattersi in un libro per caso, un vecchio tomo dalle pagine sgualcite che incontri lungo il tuo cammino. Non è ciò che cercavi eppure l’hai trovato e fin dalle prime pagine ti rendi conto che avresti voluto trovarlo prima e farne il tuo tesoro. È quello che è capitato a noi nei riguardi de “Le città invisibili”.

Carmen Spigno
Presidente
“Amici nell’Arte”