LA LEZIONE DELLE CITTÀ INVISIBILI

Zermude di Matteo Pericoli
La città di Zemrude vista da Matteo Pericoli nella nuova edizione brasiliana da lui illustrata di
“As cidades invisíveis di Italo Calvino”, edita da Companhia das Letras

Per ampliare il messaggio dell’opera “Le Città Invisibili” di Italo Calvino, ci assiste la lettura dell’articolo, apparso su LA STAMPA di martedì 30 maggio 2017, dell’architetto milanese Matteo Pericoli, nel quale illustra il suo approccio da “professionista” dell’arredo urbano alle immagini delineate dal grande scrittore.


Costruire una storia come una casa. Ecco la lezione delle Città Invisibili

di Matteo Pericoli

Se si studia architettura, ma non solo, prima o poi si finisce per dover leggere Le città invisibili di Italo Calvino. Quando è capitato a me di leggerlo, ho provato un senso di liberazione – come quando, dopo ore passate al chiuso in un affollato ristorante, esci per strada e respiri. Ah, finalmente.

Finalmente architettura e città vive, libere da tendenze, mode e stili. Finalmente architettura che, sebbene «solo» narrata, trasmette l’idea che i luoghi fisici necessitano di una loro essenza narrativa.

Al senso di liberazione si è poi affiancata una sorta di tristezza. Perché – mi domandavo mentre cercavano di insegnarmela – sento invece la disciplina dell’architettura così distante? Così rigida e soprattutto così difficile da «capire»? C’è voluto parecchio tempo perché potessi iniziare a chiarirmi quel senso di liberazione che ha accompagnato la lettura de Le città invisibili.

Da sette anni insegno il Laboratorio di architettura letteraria, un workshop durante il quale con gli studenti cerchiamo di dare una forma architettonica alla struttura intrinseca di racconti, romanzi o poesie. Sono tutti testi letterari, senza nulla di esplicitamente «architettonico». Non rappresentiamo cioè i luoghi descritti nei testi, ma costruiamo plastici che rappresentano il funzionamento di una storia, le sensazioni che ci fa provare, il perché sta in piedi, e come.

Per gli studenti di architettura è un’opportunità per avvicinarsi alla narrazione. Quando i partecipanti sono non architetti (ma scrittori, letterati, liceali o semplici lettori), passato lo sgomento iniziale di fronte all’architettura-disciplina-solo-per-«esperti», quello che accade è che le loro intuizioni architettoniche sono sorprendentemente ricche e libere. Rivelano quanto siamo tutti abituati a percepire e comprendere il funzionamento di un romanzo e di quanto, allo stesso modo, siamo esperti (nel senso di experiri) «lettori» degli spazi che ci circondano.

Durante le presentazioni dei progetti ho risentito quella sensazione di immediatezza che non sentivo dai tempi della prima lettura de Le città invisibili. A un certo punto del processo creativo, la narrativa

spaziale e quella letteraria possiedono una simile forma di pensiero, fatta non di mattoni o parole, ma di pure idee compositive.

Nei corsi di architettura, Le città invisibili viene soprattutto studiato in modo letterale, cioè in chiave architettonica. Non sarebbe bello se questo libro straordinario offrisse anche lo spunto per tuffarsi nella narrativa e scoprire come lo sforzo di costruire una storia assomigli a quello di progettare un edificio?

Alice Munro, premio Nobel per la letteratura, dice che una storia non è un percorso, è più come una casa. Una casa da esplorare che, a seconda della forma, delle proporzioni, delle stanze e delle finestre, altera il lettore/visitatore e ne altera il modo di vedere il mondo. E ogni volta ci sembrerà un po’ diversa. È un edificio, conclude, costruito per una sua propria necessità di essere.

Da sempre la scrittura è servita per descrivere ed analizzare l’architettura. Anche l’architettura può a sua volta servire come strumento analitico per addentrarsi nelle storie e scoprirne aspetti che con le sole parole potrebbero rimanere irraggiungibili.

articolo originale in PDF su LA STAMPA di martedì 30 maggio 2017 a pagina 27 »


Matteo Pericoli

sito ufficiale www.matteopericoli.com

Milanese di nascita (1968), ma newyorkese di adozione, dopo la laurea in Architettura, nel 1995 si è trasferito a New York, dove ha vissuto fino al 2008.

Indagando le architetture della città, ma non solo, ha esplorato l’arte del disegno inteso come strumento di percezione, comprensione, traduzione grafica del visibile.

Sono nati così i suoi primi disegni dedicati allo skyline newyorkese (Manhattan Unfurled, 1998-2000 e Manhattan Within, 2002-2003).

Il successo di queste opere e delle relative pubblicazioni (New York, Random House, 2001 e 2003) ha portato alla nascita di numerosi altri progetti, collaborazioni e commissioni fra i quali spicca Skyline of the Word (2005-2007) disegno trasformato in un gigantesco pannello decorativo per il terminal n. 9 della compagnia American Airlines presso l’aeroporto J. F. Kennedy di New York.

La mostra veneziana presenta in anteprima per il pubblico italiano il disegno definitivo del progetto Skyline of the World. Lungo oltre tre metri, rappresenta una città utopica, un capriccio contemporaneo in cui sono riuniti più di 400 edifici realmente esistenti in oltre 70 città del mondo, con l’aggiunta di una costruzione immaginaria.

Il secondo disegno di grande formato in mostra è l’inedito My Window View from 102nd Street (2004), lavoro che ha ispirato i progetti recenti dell’artista.
Fra questi spicca la serie The City Out of my Window (2008-2009) in cui Matteo Pericoli coglie l’essenza della città di New York disegnando ciò che i suoi abitanti – fra gli altri Philip Glass, Oliver Sacks, Tom Wolfe – vedono, quando guardano fuori dalla finestra.

Si può ammirare inoltre la prima parte del progetto Windows of the World (agosto 2010-agosto 2011), mai presentato prima d’ora in Italia: i 13 disegni della serie rappresentano ciò che scrittori contemporanei del calibro di Orhan Pamuk, Daniel Kehlmann, Alaa Al Aswany, Ryu Murakami, vedono dalla loro finestra. Questo progetto, avviato in collaborazione con il settimanale newyorkese “The New York Times” è tutt’ora in corso sulle pagine della rivista letteraria “The Paris Review”. Ogni disegno delle serie The City Out of my Window, Windows of the World è accompagnato da un testo scritto dal “proprietario” della rispettiva finestra.

Per agevolare la fruizione delle opere si è preferito rendere disponibile questi testi fra le pagine della pubblicazione che ogni visitatore potrà ritirare gratuitamente all’ingresso dell’esposizione. Oltre a un testo introduttivo sulla mostra e all’elenco delle opera esposte, l’opuscolo contiene l’indice visivo di tutti gli edifici di Skyline of the World e informazioni aggiuntive sulla biografia e il lavoro dell’artista.

brano tratto dal sito www.unive.it »